Cerimonia di apertura

Mercoledì 17 novembre

Cerimonia di apertura

Interventi

  1. Raffaele Niri
    Moderatore - Giornalista del quotidiano "La Repubblica"
  2. Giuseppe Pericu
    Sindaco della Città di Genova
  3. Raffaele Niri
  4. Joan Clos
    Sindaco della Città di Barcellona
  5. Raffaele Niri
  6. Enrico Da Molo
    Amministratore Delegato della Società Genova 2004
  7. Raffaele Niri
  8. Lorenzo Caselli
    Membro del Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo e Presidente della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo

1. Raffaele Niri

Questa mattina c'è stata una bellissima sessione. Bellissima perché c'erano alcuni assessori ed alcuni rappresentanti delle varie esperienze di Città Educativa. A me la cosa che ha colpito di più è stato un gesto che ha fatto Paola Pozzi, Assessore di Torino, un gesto che significa qualcosa in continuo movimento, una pietra rotolante, qualcosa che cambia in continuazione.

Voi che vi occupate anche del mondo della scuola, dell'infanzia, che avete a che fare con i bambini ed i ragazzi o siete genitori, sapete benissimo che avere a che fare con un giovane è qualcosa in continuo movimento.

Questo è ciò che ho percepito io, come cronista, di questo Congresso che va ad iniziare.

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2. Giuseppe Pericu

Benvenuti a Genova e grazie per essere tra noi in occasione di questo VIII Congresso Internazionale delle Città Educative.

Genova è onorata di poter ospitare questo Congresso.

Tenevamo molto a raggiungere questo obiettivo sin dalla presentazione, a suo tempo, della nostra candidatura. Abbiamo lavorato affinché il Congresso possa svolgersi in modo ricco, pieno e mi auguro anche confortevole per coloro che provengono da fuori città.

Le motivazioni che ci hanno indotto a sostenere con forza questa iniziativa sono diverse. Io direi che esiste innanzitutto un motivo culturale: Genova è quest'anno Capitale Europea della Cultura; in questo quadro rientra anche il desiderio di conoscere lo stato e la qualità delle relazioni sociali in alcune città europee e non europee, nelle quali è stata riservata particolare attenzione alle relazioni stesse, cercando di arricchirle anche attraverso la diffusione della conoscenza, del riconoscimento dei diritti di cittadinanza e dell'esigenza di dare a tutti gli abitanti la possibilità di essere maggiormente partecipi della vita della propria città.

Questo motivo culturale si accompagna, secondo la mia valutazione, a un motivo di carattere politico: dalle esperienze che ho vissuto nella mia città, ma anche da quelle che ho conosciuto attraverso vari incontri e ora attraverso questo convegno, c'è la netta percezione e la netta consapevolezza, condivisa dai più, che il sistema di vita di una comunità non possa risolversi nei meccanismi della rappresentanza democratica tradizionale, non possa risolversi nel momento dell'elezione dell'organismo di governo. Occorre che le pubbliche amministrazioni, anche grazie ad un consapevole ruolo di "governance" agito, possano operare per riconoscere e valorizzare le "relazioni" che attraversano la città come "bene pubblico". E' quindi di fondamentale importanza che le autorità locali intessano una pluralità di relazioni diverse, con i singoli individui, con le associazioni che operano sul territorio (la mia città conosce qualcosa come 3.000 associazioni, variamente articolate, impegnate nel sociale) perché attraverso queste relazioni ci sia un continuo scambio, un arricchimento di conoscenze relativamente alle esigenze e ai bisogni che vengono percepiti come prioritari, in maniera tale da trovare le risposte più adeguate.

La società di oggi è sempre più disaggregante, si vive in maniera molto più individuale rispetto a quanto avveniva nel passato e si vive sempre più condizionati dai prodotti di massa che provengono da mondi diversi. Si tende inesorabilmente a perdere la propria identità culturale; la comunità non si forma ma si disaggrega nei singoli individui. È necessario, ed è un'esigenza profonda, ricostruire nei limiti del possibile, dei meccanismi comunitari; questi possono essere solo fondati sulla conoscenza e sulla condivisione della realtà e degli obiettivi grandi e piccoli che si propongono di volta in volta da parte del maggior numero di cittadini.

Noi a Genova abbiamo vissuto un'esperienza particolarmente qualificante e significativa ospitando nel 2001 il G8, il summit dei capi di governo dei maggiori stati industrializzati del mondo. Quell'incontro è stato accompagnato da un lungo percorso di preparazione, nel quale tutti i temi della globalizzazione di carattere scientifico, culturale e politico, in tutte le loro componenti, sono stati affrontati, discussi, analizzati nel corso di convegni, dibattiti, conferenze promossi in città e che hanno coinvolto tutta la cittadinanza. Abbiamo poi vissuto l'evento, i giorni della contestazione, la città blindata, le manifestazioni che hanno dato origine anche ad episodi di violenza. Siamo rimasti profondamente segnati da questa esperienza, tanto che oggi siamo convinti che i processi di globalizzazione non devono essere disumanizzanti, non devono rappresentare una remissione dei poteri decisionali a soggetti esterni ma devono invece, al contrario, cercare di recuperare e valorizzare il più possibile le identità proprie di ciascuna comunità. Da qui la nostra esigenza di candidarci per questo convegno, e il compiacimento per essere stati prescelti, per poter riprendere questi temi e discuterli con tutti voi e per poterci confrontare sulle diverse esperienze.

Vi auguro buon lavoro e auspico che abbiate anche modo di ritagliarvi qualche momento di pausa per una visita che vi consenta di apprezzare la nostra città e di goderne le bellezze. So che gli organizzatori sono a disposizione affinché tutto possa realizzarsi al meglio anche a questo riguardo.

Grazie.

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3. Raffaele Niri

Questo convegno raggruppa le esperienze di 103 città di 22 paesi e porta qui direttamente 259 progetti.

Ovviamente ci sono città grandi e piccole ma non ci sono però esperienze grandi e piccole: ci sono esperienze che ognuno di noi, nel proprio mestiere e lavoro quotidiano, può far proprie cercando di riportarle e di esaltarle.

Credo che una delle persone più importanti di questo convegno, per la sua portata e per la sua esperienza, nonché per il contributo che ci può dare, è Joan Clos, Sindaco di Barcellona, città "centro" di tutto il movimento delle Città Educative.

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4. Joan Clos

Prima di tutto vorrei ringraziare la città di Genova ed il suo Sindaco per l'organizzazione di questo Congresso dell'Associazione Internazionale delle Città Educative.

Dall'inizio dell'avventura di questo nostro progetto, molte città italiane, e tra queste Genova in modo molto speciale, hanno giocato un ruolo molto importante al momento di configurare l'ideologia, nel miglior significato della parola, di quello che avrebbe potuto essere il progetto delle Città Educative. E pertanto, Sindaco Pericu, molte grazie per la tua amabilità, la tua generosità e per la tua ospitalità.

Siamo in un luogo molto peculiare di Genova, qui dove prima si trovava il mercato della lana, dove si trafficava, si commerciava con la lana; ci troviamo nel porto di Genova ora convertito in un centro dove si commercia e dove anche noi "trattiamo" conoscenze: mi pare molto simbolico e molto interessante. Questa è una trasformazione già tipica del XXI secolo.

Voglio ringraziare anche Da Molo della Società Genova 2004 e Lorenzo Caselli della Compagnia di San Paolo per il loro appoggio alla celebrazione di questo evento.

L'Associazione Internazionale delle Città Educative ha già alle proprie spalle diversi anni di esperienza e siamo riusciti a mobilitarci, noi e le città, verso una condivisione di esperienze. È una sfida, credo, opportuna e adeguata ai tempi che corrono. Ci troviamo in un momento dove le società confrontano la realtà della globalizzazione con la realtà della disgregazione delle culture autoctone, in un magma più aperto e comunicativo di interrelazioni culturali sempre più differenziate, dove c'è il pericolo, il rischio, della diluizione del nucleo solido e contundente della convivenza cittadina. Nelle nostre società, almeno alle nostre latitudini - e di questo parleremo in seguito con altri sindaci - stiamo assistendo ad un incremento delle migrazioni. Questa è una sfida al mantenimento della convivenza e dei suoi valori nella nostra società.

Credo che ad altre latitudini del mondo - magari non con la stessa trascendenza o con la grande differenza di origini culturali che viviamo noi ma, sì, attraverso un altro processo che anche noi abbiamo vissuto, quello della migrazione da zone rurali a zone urbane - stia accadendo lo stesso. Le grandi città latinoamericane o asiatiche ma anche quelle africane, in questo momento, stanno crescendo a ritmo forzato con l'arrivo dell'immigrazione dalle zone povere o rurali dei rispettivi paesi; anche questo rappresenta una sfida per la convivenza in queste città.

L'Associazione delle Città Educative sta progredendo da qualche anno proprio per mettere in moto una riflessione su come l'educazione possa essere un elemento attraverso il quale strutturare la convivenza nelle città che cambiano.

Durante il XX secolo nei paesi occidentali la cultura di massa è stata molto vincolata a - lo dico in questo preciso ordine - l'industrializzazione ed al movimento operaio. Molte persone in questo XX secolo in Europa, Spagna, Italia, hanno imparato a leggere e a scrivere intorno alla realtà del proprio posto di lavoro industriale, più che a quella rurale. Ed i sindacati dei partiti operai hanno giocato un ruolo cruciale nell'integrazione sociale.

Ci troviamo ora nel XXI secolo in un altro contesto. Alle nostre latitudini non ci sono più processi di industrializzazione; ci troviamo chiaramente in un'epoca post-industriale; la manifattura sta diminuendo e le forme culturali dominanti nelle nostre società sono, in questo momento, immerse in una crisi di identità. I mass media stanno sostituendosi alla cultura che prima si diffondeva attraverso il movimento operaio. Oggi è più importante ciò che dice la televisione di ciò che dice il sindacato o il partito; e ciò che dice la televisione, siccome obbedisce alle leggi del mercato ed ha bisogno di audience, non è tanto un processo di formazione se non un processo di compiacimento dell'audience. Pertanto la tendenza naturale dei media è quella di svalutare la qualità culturale del messaggio. E vediamo come la maggior parte dei messaggi che vengono trasmessi attraverso i mass media sono banali quando non addirittura, più direttamente, incolti.

Pertanto le città si trovano di fronte ad una nuova situazione dove l'aumento della cultura popolare in questo momento non ha né direzione né senso, non ha orientamento. Siamo esposti a quanto decide "il mercato".

Questa è una situazione molto preoccupante perché dalla cultura di base dipende la qualità della nostra convivenza, la vita della nostra popolazione, il nostro futuro di città; vale a dire, dipendono le forme attraverso le quali andiamo a risolvere i conflitti urbani. Ogni città ha dei conflitti perché è un luogo denso di relazioni umane; da questi conflitti nascono molte cose, nascono sintesi, creatività, litigi, dispute tra quartieri... Però è chiaro che ci troviamo di fronte a una sfida immensa, quella dell'integrazione, quella di generare meccanismi di convivenza in una città che cresce.

Tutte le città del mondo crescono e, siccome cresciamo, ci troviamo di fronte alla sfida di dover rivedere permanentemente la qualità della nostra convivenza.

Non abbiamo gli strumenti basilari del XX secolo, attraverso la classe operaia, per strutturare una cultura nuova; dobbiamo invece assimilare le diversità culturali che emergono, che si esprimono in una città.

Pertanto si esige che la scuola, direttamente o indirettamente, svolga un lavoro e una funzione per la quale non è preparata e che non si aspettava di ricoprire. Quando il dominio culturale era nelle mani della chiesa e degli strumenti della classe operaia, la funzione della scuola si centrava esclusivamente sull'insegnamento di contenuti: matematica, geografia, lingua... perché la chiesa, la famiglia e le organizzazioni sociali già insegnavano il resto. Ora queste istituzioni hanno perso di rilevanza, la famiglia perde consistenza e la scuola ha la sensazione - almeno soggettiva - che le si chieda di sistemare il mondo e la nostra società.

Capisco che questo è eccessivo e che stiamo realmente in un processo di transizione molto importante - che dura già da due decadi e che io credo ne durerà almeno altre due, ovvero in tutto 40 anni - dove la città, i sindaci stanno cercando elementi che agglutinino una legittimazione dei valori della convivenza.

A tutta questa situazione va aggiunta la maggior libertà che i cittadini acquisiscono via via che le nostre democrazie avanzano, una libertà che, a seconda dei casi, viene esercitata in una società con meno punti di riferimento, di valori, di classi. Per esempio ci troviamo nelle scuole di fronte a problemi molto inquietanti, dove i giovani di 16/17 anni sfidano i maestri ed i maestri non sanno che fare o che dire, e dove i genitori parimenti non sanno cosa rispondere ai propri figli.

Credo che il movimento delle Città Educative sia uno spazio straordinario e unico, eccezionale per poter discutere un po' approfonditamente su questi temi.

Non so se ci riusciremo, se saremo capaci di trovare una soluzione, se a questo problema c'è soluzione. Ma almeno abbiamo l'opportunità di condividere le nostre ansie, i nostri pensieri e di impegnarci nel meraviglioso sforzo di generare nelle nostre città una nuova attitudine affinché i giovani incontrino un punto di riferimento che in altri termini si sta sciogliendo, che sta scomparendo nelle nostre società generando inquietudine, malumore, angustia, preoccupazione, alcune volte anche depressione, altre volte violenza ed una grande incertezza.

Il momento è molto interessante. Tutti sappiamo, e lo abbiamo potuto imparare attraverso lo scambio che propone questa Associazione, che ci sono città che hanno sperimentato, provato qualcosa e da ciò spero e desidero che esca una ricchezza utile ad aprire le nostre menti a nuove possibili soluzioni.

Per questo è così importante ciò che facciamo e per questo, come Presidente, vorrei ringraziarvi molto della vostra dedizione e del vostro lavoro in questa direzione. Rinnovo i miei ringraziamenti a Genova per la sua generosa offerta. Auguro a voi ed a noi tutti un ottimo Congresso delle Città Educative.

Grazie.

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5. Raffaele Niri

Credo sia stato un bellissimo intervento, anche dagli applausi.

Si è visto che Clos ha cercato di trattare i contenuti mettendo i "piedi nel piatto". Anche questa mattina [n.d.r. - durante la conferenza stampa] l'Assessore Borzani ha sottolineato come questo Congresso non sia una cosa esterna alle città ma, come i fiumi carsici, vuole attraversare le città e rimaneggiarle per un po'.

Le esperienze vengono scambiate e da ognuna, dalle piccole e dalle grandi esperienze degli altri, si può ottenere qualcosa per andare avanti.

Clos faceva questo ragionamento anche su Genova, sull'importanza di questa città e di quanto essa sia cambiata. Non è solo un discorso legato ai Magazzini del Cotone ma, se vi capiterà di andare in giro in questi giorni, potrete poi raccontarla ad altri nel suo complesso. Io, che faccio il cronista in questa città, ne sono innamorato a livelli bestiali.

È importante che si continui a parlare di Genova anche nei prossimi anni, al di là del 2004. Ma credo che questo sia il mestiere di Enrico Da Molo, Amministratore Delegato di Genova 2004, il quale ha molta responsabilità sull'accoglienza e su quanto riusciremo di questa città a trasmettervi.

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6. Enrico Da Molo

Un benvenuto nella nostra città che quest'anno ha un ruolo particolare: ha l'onore e l'onere di essere Capitale Europea della Cultura insieme a Lille in Francia. Un particolare benvenuto a chi non è di Genova ed è la prima volta che la visita; noi speriamo che possiate trovarla gradevole ed interessante anche in occasione di questo anno nel quale tanto ha investito in strutture culturali, strutture urbane e manifestazioni.

Ma il compiacimento del fatto che si tenga qui questo Congresso non risiede evidentemente nel fatto che un gran numero di delegati di tutto il mondo passino qualche giorno a Genova. Credo infatti che questo sia uno dei momenti forti della programmazione di questo anno particolare. Questo perché, nell'approcciare il ruolo di Capitale Europea della Cultura, abbiamo voluto dare sin dall'inizio al temine "cultura" un senso molto ampio, evidentemente non limitato alle sole forme artistiche, che ci sono e che speriamo siano state apprezzate e gradite, ma comprendente tutto quell'insieme di valori che connotano la nostra società.

In questo senso abbiamo posto grande attenzione ai temi del lavoro, delle conoscenze, della scienza e della tecnologia e, evidentemente, ai temi della solidarietà e del vivere comune. In particolare questi temi costituiscono un po' l'asse portante dell'ultimo periodo dell'anno, che noi abbiamo definito quello di "Genova città contemporanea", in cui si sviluppano le tematiche legate all'organizzazione degli spazi urbani ed alle relazioni sociali del tessuto urbano.

E così come l'architettura quale forma confinante con l'arte costituisce l'oggetto della mostra "Arti e architettura" a Palazzo Ducale ed in tanti luoghi della città (avrete forse modo di vedere queste strane installazioni della bellissima mostra curata da Germano Celant in tante piazze, in tanti spazi pubblici), così come il tema della rigenerazione urbana e quindi dello sviluppo urbano costituisce l'oggetto di una mostra che si intitola "Urban Regeneration", questo Congresso mondiale delle Città Educative è un momento forte perché ci fa riflettere sul fatto che il ruolo delle città e di chi governa nelle città è passato da quello di semplice amministrazione a quello di governance.

In questa prospettiva ci paiono elementi fondamentali il dialogo, l'ascolto, la partecipazione, il coinvolgimento in un'attività non semplicemente unidirezionale, dove c'è un potere costituito che parla - ed è già tanto - ai suoi cittadini, ma in un dialogo in cui si cerca di capire quali siano le realtà di un territorio. Credo che questo sia quello che molte città hanno provato, ed in alcuni casi stanno riuscendo, a fare.

Vorrei richiamare un aspetto legato all'iniziativa sulla rigenerazione urbana.

Si tratta di un'iniziativa collegata maggiormente all'organizzazione degli spazi, dove si assume una forte integrazione sia tra i diversi settori, sia tra i diversi soggetti che operano su un territorio, e dove si cerca quindi sostanzialmente di capire cosa possa fare una città non soltanto attraverso la costruzione di un edificio o di una strada ma attraverso la comprensione di quale debba essere il suo ruolo e quale debba essere il suo futuro. E' nata essenzialmente da una riflessione che le città stesse hanno operato nel corso degli ultimi 15/20 anni, ovvero da quando le città - dall'essere viste come luogo del degrado, della crisi, della criminalità, della disoccupazione, dell'emarginazione - sono passate ad essere (almeno alcune di esse, per altre è ancora lungo) luogo dei servizi, della produzione culturale, della convivenza.

Ebbene così come questo passaggio è nato da forze endogene alla città, io credo non sia un caso che tematiche come quelle che così bene ha illustrato il Sindaco Clos - ossia quelle della necessità di trovare dei punti di riferimento in un momento di crisi di valori e di crisi di quelli che tradizionalmente nella nostra società erano visti come punti di riferimento - nascano all'interno delle città e delle amministrazioni delle città.

Da questo punto di vista vorrei fare una sottolineatura forte su come questa iniziativa, al di là del prestigio e del piacere di avere tanti illustri rappresentanti di tante città e di tanti progetti, sottolinei l'importanza che per Genova 2004 ha il mettere l'accento su questi aspetti.

È evidente che il 2004 tra un mese sarà finito; se vogliamo davvero che sia servito a qualche cosa, se vogliamo che si porti dietro un'eredità durevole, questo succederà proprio grazie ad iniziative di questo tipo che ci fanno riflettere, ragionare, prendere consapevolezza del ruolo che le città ed i loro amministratori, nonché in generale tutti i loro attori, debbono avere.

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7. Raffaele Niri

Concludiamo questo primo momento con l'intervento di Lorenzo Caselli, amministratore e responsabile di ciò che riguarda la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo. Va infatti ribadito che questo ente ha giocato un ruolo fondamentale nel rendere possibile questo evento, sostenendolo economicamente.

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8. Lorenzo Caselli

Sono lieto di portare il saluto della Compagnia di San Paolo. La Compagnia è una fondazione tra le più grandi in Italia e in Europa. Opera nei campi della cultura, dell'arte, della solidarietà, della scienza e, attraverso la Fondazione per la Scuola, dell'istruzione e della scuola. La Compagnia è un partner convinto ed entusiasta di Genova Capitale Europea della Cultura. I nostri interventi si sono concentrati sui punti di eccellenza della città, dal Polo Museale di Via Garibaldi al Museo del Mare, qui vicino. Abbiamo altresì concorso alla promozione degli eventi culturali più significativi: la grande manifestazione "Arti e Architettura", il Festival della Scienza e ora, in modo particolare, l'VIII Congresso delle Città Educative.

Questo è per noi un evento estremamente importante. Il tema è suggestivo. In un periodo di pensiero unico imperante, affermare che "un'altra città è possibile" costituisce un atto di coraggio e una grande scommessa culturale e politica. Da questo punto di vista la città è uno spazio educativo. E se l'educazione è partecipata e condivisa, essa diventa a sua volta fattore di trasformazione. Ciò nella misura in cui riesce a coniugare memoria e senso della prospettiva. I ragazzi, i giovani, le scuole sono la chiave di volta di questo ragionamento. Per un motivo semplicissimo: essi sono i destinatari naturali di quello che si sta progettando, impostando e pensando nelle nostre città. Devono quindi diventarne protagonisti.

Alle scuole ed ai ragazzi di Genova si rivolgono la Compagnia di San Paolo e la Fondazione per la Scuola con il progetto "Janua - Genova porta dei mari". Il progetto verrà presentato in questo Congresso già stasera, in un momento di festa, nel Polo Museale di Via Garibaldi, e poi venerdì in un apposito laboratorio di studio. Con questo progetto abbiamo cercato, insieme all'Assessore Borzani, di creare esperienze di avvicinamento dei ragazzi al patrimonio storico ed artistico della città, affinché essi se ne approprino e lo restituiscano poi in forme nuove, forse perché - come dicevo questa mattina - i ragazzi riescono a vedere cose che noi non siamo più capaci di vedere. Occorre allora far nascere, a partire dai giovani, un nuovo desiderio di città.

Ci sono, al riguardo, delle precondizioni. La città del futuro non nasce a tavolino, la memoria e le radici ne sono componente essenziale. La città non nasce neppure per delega, deve lasciare spazio alla società civile ed alle sue molteplici manifestazioni. Di qui discendono obiettivi ben precisi: nella città divisa, frammentata, occorre operare per ricomporre, occorre coniugare libertà e responsabilità, occorre riorganizzare i tempi e gli spazi. Del pari si rivela indispensabile poter sperimentare qualcosa di nuovo a partire dai pezzi di progetto che sono elaborati o elaborabili dai diversi protagonisti sociali (le 3.000 associazioni a cui faceva riferimento il Sindaco Pericu). Occorre altresì vivere e praticare l'interculturalità: la cultura della città è anche la cultura delle differenze; queste però devono dialogare tra di loro. Da questo punto di vista la città diventa un progetto per vivere insieme e vivendo insieme si impara, ci si educa reciprocamente.

Genova è un grande crocevia ove l'Europa e il Mediterraneo si incontrano. Diceva Braudel, uno storico che ha amato Genova e da Genova riamato: "Il Mediterraneo è un grande continente liquido ove culture, civiltà, stili di vita da sempre si incontrano, si confrontano, si scontrano. Riusciranno mai ad intendersi?".

Questa è la grande scommessa; il nostro Congresso ci dice che possiamo muoverci in tale direzione.


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